Quando l’IA incontra un cervello in crescita: rischi, opportunità e precauzioni
L’era dei modelli linguistici avanzati (ChatGPT, Gemini, Claude e altri) sta trasformando non solo il modo in cui scriviamo e cerchiamo informazioni, ma potenzialmente anche il modo in cui i cervelli giovani si sviluppano.
Recenti allarmi lanciati da esperti sottolineano che un uso precoce e incontrollato dell’IA potrebbe rimodellare circuiti neuronali chiave legati al pensiero critico, alla memoria e alla creatività.
Uno studio del MIT ha mostrato che soggetti che hanno utilizzato ChatGPT per scrivere saggi presentavano un’attività cerebrale ridotta nei circuiti di controllo esecutivo e memoria, e tendevano a produrre testi più standardizzati e meno originali.
Questa “scorciatoia cognitiva” rischia di attenuare l’impegno mentale: perché riflettere, confrontare fonti o costruire argomentazioni se un’IA può fare tutto?
Ma non tutto è negativo. Alcuni ricercatori ricordano che l’IA, se progettata con principi educativi, può diventare un valido supporto all’apprendimento.
La chiave sta in un uso consapevole, non sostitutivo: l’IA può stimolare la personalizzazione dell’apprendimento, ma non dovrebbe soppiantare il ragionamento umano.
Sul fronte sociale ed emotivo emergono altri nodi critici.
L’integrazione sempre più stretta fra IA e ambienti digitali solleva questioni legate all’attaccamento emotivo, alla privacy e all’autonomia decisionale dei giovani.
Inoltre, l’introduzione dell’IA nell’educazione è stata correlata, in alcuni studi, a una diminuzione dell’adattabilità sociale e della qualità delle relazioni familiari.

Cosa possiamo fare?
- Educare all’alfabetizzazione digitale: non basta saper usare l’IA, bisogna capire come funziona e quali sono i suoi limiti.
- Promuovere il “pensiero attivo”: incoraggiare esercizi che richiedono riflessione, argomentazione e confronto, senza deleghe al sistema.
- Stabilire regole e limiti d’uso: nelle scuole, nelle famiglie, nei contesti formativi – con momenti “digital-free” e occasioni per esercitare la memoria, la scrittura e la progettualità autonoma.
- Ricercare e monitorare l’impatto a lungo termine: servono studi longitudinali che analizzino come l’uso dell’IA influenzi lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo nel tempo.
Conclusioni
In definitiva, l’IA non è un nemico da demonizzare, ma una tecnologia da integrare con saggezza. Se educatori, genitori e policy maker riusciranno a costruire contesti in cui lo strumento supporti -e non sovrasti- la crescita umana, potremo sfruttarne i vantaggi senza comprometterne lo sviluppo.
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