L’altra sera (era il 28 febbraio del 2008) ho assistito all’anteprima del film d’animazione “Persepolis“, presso il cinema Nazionale di Torino. Ero curioso di vedere come si poteva raccontare la storia iraniana degli ultimi trent’anni attraverso disegni e voci. Beh, mi ha colpito molto.
Provo a farne una recensione.
Queste prime righe le scrissi nel 2008. Prima di farvi leggere il testo di allora, con alcuni dettagli sulla pellicola e la mia recensione, è doveroso inserire due importanti aggiornamenti: uno storico e l’altro dedicato all’autrice Satrapi.
Persepolis e Iran. Visione storica dopo quasi vent’anni
A distanza di quasi vent’anni dalla sua uscita (siamo nel 2026, ndr), Persepolis non è più soltanto il racconto di una vita, ma un documento culturale che continua a risuonare nelle proteste e nelle rivendicazioni delle donne iraniane.
Le immagini in bianco e nero che nel 2007 sembravano un esercizio stilistico oggi appaiono come una testimonianza storica, quasi un archivio emotivo di ciò che l’Iran è stato e continua a essere.
Rivedendo oggi Persepolis, colpisce quanto questa scelta (del bianco e nero) non sia solo estetica ma politica: elimina il superfluo, costringe lo spettatore a concentrarsi sui gesti, sulle parole, sulle emozioni. È un’animazione che non cerca di stupire, ma di ricordare. E proprio per questo resta attuale.
Omaggio a Marjane Satrapi
La recente scomparsa di Marjane Satrapi (si è spenta il 4 giugno 2026, all’età di 56 anni) ha riportato l’attenzione sul valore della sua opera.
Satrapi non è stata soltanto la voce narrante della propria generazione, ma una delle prime autrici iraniane a trasformare la memoria personale in un linguaggio universale.
Con Persepolis ha aperto una strada nuova nel graphic novel europeo, dimostrando che il fumetto può essere uno strumento politico, poetico e profondamente umano.
Le sue opere successive:
- Pollo alle prugne (2011)
- The Voices (2014)
- Radioactive (2019), biopic su Marie Curie
La mia recensione (2008) su Persepolis
Il lavoro, tratto dal fumetto di Mariane Satrapi, è di una semplicità estrema nella rappresentazione ma così profondo nei contenuti. Solo due colori vengono utilizzati: il bianco e il nero (a parte qualche piccola scena a colori).
Figure quasi stilizzate accompagnano lo spettatore lungo le varie fasi della vita di una ragazza iraniana, che fin da bambina s’interessa alla politica, ascoltando i discorsi dei genitori, degli zii e della nonna. A otto anni sogna di diventare profeta e di salvare il mondo. Poi cresce, vive un periodo storico difficile in Iran (siamo tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80), di radicale cambiamento.
C’è la rivoluzione islamica, le bombe per la guerra con l’Iraq, l’obbligo del velo. Prima l’Iran era diverso, più libero; le donne, emancipate, potevano vestirsi come volevano, passeggiare, mano nella mano, con i propri fidanzati, anche in luoghi pubblici.
Dopo, tutto cambia e la piccola Marji se ne rende conto, ma non sa più cosa fare, con chi parlare e si perde d’animo. “Resta sempre fedele a te stessa” -dice la nonna quando la nipote, ormai ragazza, vola in Europa – “non rinnegare mai le tue origini“.
L’uscita del film, in Italia, è programmata per il 29 febbraio 2008 (inizialmente doveva essere il 22 febbraio).
Prodotto in Francia e costato oltre sei milioni di euro, porta la regia della stessa Satrapi e del fumettista Vincent Paronnaud, suo collega. Candidato all’Oscar come miglior film d’animazione, Persepolis, in corsa per la Palma d’oro, ha suscitato l’ira del ministero della cultura iraniano.

Persepolis
Animazione classica, carta e inchiostro in due dimensioni con più di 600 personaggi, 80 mila disegni in 130 mila immagini.
Le voci originali: Catherine Deneuve (la madre) e Chiara Mastroianni (Marjane)
Le voci italiane: Licia Maglietta (la madre), Paola Cortellesi (Marjane) e Sergio Castellitto (il padre)
Anno produzione: 2007
Durata: 95 minuti
Regia: Vincent Paronnaud, Marjane Satrap.