Alluvioni, cause? Non è colpa della natura

Alluvione a TorinoOgni anno, solitamente in primavera e in autunno, assistiamo al lancio di allarmi, sul territorio nazionale, da parte di sindaci, presidenti di provincia e presidenti di regione. Le alluvioni colpiscono spesso l'Italia ed è triste constatare che, puntualmente, esponenti delle istituzioni locali pretendano risorse economiche e interventi da parte del Governo, dell'Europa, senza assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Le stesse figure politiche che per anni hanno alimentato la cementificazione selvaggia, concedendo licenze a destra e a manca, dando ovunque permessi di costruzione, trascurando i problemi geologici derivanti dal continuo abbattimento della vegetazione e dalla mai sazia voglia di creare eco-mostri.

La natura è viva, si muove, ha bisogno di spazio per potersi sfogare. Non è un'informazione segreta, lo sanno tutti, lo si impara a scuola, lo si apprende più volte da esperti del settore.
Un fiume ha un suo letto dove scorre, che si allarga e si stringe a seconda delle stagioni e dei periodi. Costringere un torrente in un percorso sempre più stretto, perché intorno deve sorgere un palazzo, un parcheggio, un centro commerciale, è alquanto pericoloso e potrebbe farlo "esplodere" da un momento all'altro. Bastano un po' di giorni di pioggia persistente e il gioco è fatto.

Eliminare intere distese di alberi da un pendio, da un versante di un monte, significa togliere un freno molto importante per ammassi di terra che, sotto la pressione di un acquazzone, potrebbero diventare frane devastanti. Le radici delle piante hanno una funzione fondamentale per tenere insieme grandi quantità di terreno.

I disastri italiani non sono quasi mai una sorpresa. Sono previsti da tempo, sono segnalati da alcune piccole voci fuori dal coro, inascoltate.

Il problema è sempre lo stesso. E vale per ogni settore in cui un politico mette mano. Le decisioni prese oggi avranno conseguenze nel futuro, quando, per quella figura istituzionale, ci sarà qualcun altro. Fare una scelta oggi può portare consensi e un ritorno economico. Nel futuro la responsabilità dei danni cadrà su altre persone.

Intanto il territorio lentamente muore e diverse risorse economiche, che potrebbero essere utilizzate per altro, come ad esempio per servizi sociali, l'occupazione, il rilancio dell'economia, l'istruzione, la sanità... vengono consumate per rattoppare la superficialità e l'egoismo di intere classi dirigenti.