La Tobin Tax è una tassa particolare. Ecco una spiegazione semplice

In un mercato sempre più globalizzato come il nostro, di fronte ad una crisi mondiale che sta sconvolgendo diverse economie e capi di governo, soprattutto in Europa, si torna a parlare della Tobin Tax. Bene ma... cos'è?

Fu l'economista, James Tobin (Premio Nobel per l'economia), a proporla per la prima volta nel 1972.

In pratica sarebbe una tassa da applicare alle transazioni finanziarie per stabilizzare i mercati soggetti al vortice delle speculazioni.

Il contributo raccolto da questa tassa andrebbe alla comunità internazionale.

La percentuale della Tobin Tax sarebbe pressoché bassa, dallo 0,05% all'1%. Ma già uno 0,1% aiuterebbe molti paesi poveri a risolvere alcuni gravi problemi che ogni giorno condannano le fasce più deboli della popolazione.

Allora, perché non applicarla? Perché non frenare questi movimenti finanziari che destabilizzano i vari stati colpiti? Spagna, Irlanda, Grecia, Italia... Francia?

... non è semplice come potrebbe sembrare.

Purtroppo (o per alcuni, fortunatamente) alcuni paesi hanno fatto della borsa il proprio punto di forza, come Stati Uniti d'America e Inghilterra. Infatti, si sospetta (con una quasi matematica certezza) che Usa e Uk non vedrebbero di buon occhio questa soluzione.
Ma Basterebbe che anche un solo paese sul pianeta non accetti la tassa, per spostare tutti gli operatori di borsa verso quel mercato, rendendo inutili i buoni propositi dell'idea da Nobel.

Da qui, una considerazione: se si vuole applicare la Tobin Tax, devono essere d'accordo tutte le nazioni del mondo, tutti i mercati devono essere colpiti da questa percentuale di prelievo "forzato".
Non è sufficente in questo caso la democrazia, dove la maggioranza decide. Per la Tobin Tax serve un "tutti per uno, uno per tutti!".

Ergo...